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COMITATO SARDO DI LOTTA DEGLI AGRICOLTORI E DEI PASTORI
ESECUTATI
ALTRAGRICOLTURA SARDEGNA
SOCCORSO CONTADINO SARDEGNA
Decimoputzu, 26 novembre 2007 – Sala
consigliare occupata
A DECIMOPUTZU SIAMO SEMPRE
IN LOTTA
GLI ANNUNCI DEL MINISTRO E
DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE NON CI CONVINCONO
VISTO CHE NON CI CAPIAMO, RIPRENDIAMO
LA MOBILITAZIONE
Mercoledì 28 riprende
lo sciopero della fame a Decimoputzu
Il 1° Dicembre manifestazionale
nazionale contadina a Roma
E’ ancora in corso la mobilitazione a Decimoputzu
in Sardegna ed, anzi, nei prossimi giorni, conoscerà una
nuova fase.
Il perché è presto detto: mentre Parlamento,
Senato e Consiglio Regionale della Sardegna, in un
percorso concordato con il Comitato di lotta stanno
procedendo ad importanti passi come il blocco delle
aste fino al 31 luglio e la nomina di una commissione
per risolvere un problema assai intricato (con una
norma già votata al Senato) o come la richiesta
di dichiarazione dello stato di crisi socioeconomico
del settore agropastorale e la nomina di una commissione
di indagine conoscitiva proposte dalla Commissione
Agricoltura della Camera (anche per evitare che nelle
altre aree agricole italiane colpite dagli effetti
da una crisi economica e sociale altrettanto grave
di quella sarda), il Ministro e il Presidente della
Regione Sardegna, continuano ad annunciare improbabili
soluzioni che hanno il sapore di voler non vedere quale è il
problema posto dalla nostra lotta.
La soluzione starebbe in un accordo con le banche
non verificato con gli agricoltori. L’accordo
prevederebbe che una finanziaria regionale comprerebbe
i debiti ancora non incassati dalle banche (e che con
ogni probabilità per la maggior parte non incasserebbero
mai per una gran parte) ricontrattando il pagamento
con quegli agricoltori che sono riusciti finora a non
farsi vendere tutti i loro beni. Apprendiamo di questa
ipotesi sbandierata con trionfalismo nelle conferenze
stampa da Presidente della Sardegna e Ministro. E’ un
po’ la logica pietistica di chi, con magnanimità,
si fa carico dei problemi degli agricoltori che “poverini” non
ce la fanno a pagare i debiti contratti e dunque, con
una pacca sulla spalla, il volto gentile della politica
e delle banche gli da una mano.
A parte tutti i dubbi di realizzabilità di
una strada che vanno risolti per rendere operativo
un accordo di natura finanziaria con le banche che
valuteremo solo quando vedremo le carte della possibile
proposta, questa ipotesi (utile a risolvere alcuni
dei casi ancora aperti se si risolvono una serie di
problemi di sostanza) non risolve il problema aperto
dall’applicazione di una legge regionale sbagliata
che lascia una scia di ingiustizie.
In particolare abbiamo bisogno di capire:
- e
chi ha pagato (magari facendo sacrifici incredibili,
venduto parte dei beni di famiglia o essere ricorso
ad indebitamento con altri soggetti) pur di uscire
dall’incubo?
- Quale
sarebbe il capitale che le banche incassano, quello
che loro pretendono su cui sono pendenti ricorse,
denunce e contenziosi giudiziari o quello iniziale
certificato dalla Regione? A quali interessi?
- E
chi ha avuto le terre vendute perché non ce
l’ha fatta a resistere?
- Come
si rimette in moto un percorso produttivo per quei
soggetti che, stremati e colpiti dagli effetti della
legge 44/88 (quasi tutti dichiarati insolventi dalle
banche, iscritti nei registri di rischio e dunque
nella impossibilità di accedere a nuovi finanziamenti)
chiedono non l’elemosina ma la possibilità di
tornare in produzione a svolgere il loro lavoro di
contadini e pastori?
- Ecc., ecc..
Tutte questioni che vorremmo portare ad un tavolo
di confronto, magari a quello indicato dalla norma
votata al Senato, di cui, però, Ministro e Presidente
Soru non fanno alcuna menzione, annunciando mirabolanti
soluzioni senza far vedere le carte e senza sentire
il bisogno di confrontarsi con gli agricoltori in lotta.
Insomma
tutta questa politica degli annunci di cose che potrebbero
venire date per ormai certe senza che vi sia uno spazio
serio di confronto comincia ad assomigliare più ad
una cortina fumogena dietro cui cominciamo a sospettare
ci sia la fretta di chiudere una vicenda spinosa prima
che si vadano a vedere le carte e, dunque, Parlamento
e Senato diano seguito agli impegni assunti.
Noi diciamo al Presidente della Regione Sardegna ed
al Ministro De Castro di fermarsi, di non contribuire
a tenere aperta la confusione che in questi decenni
ha alimentato il vantaggio di pochi. Si convochi subito
un incontro e, comunque, si sappia che nessun accordo
sarà possibile se prima non avverrà un
confronto serio e approfondito sui termini delle soluzioni
possibili che coinvolga anche gli agricoltori.
Occorre responsabilità anche per evitare che
accada quello che sta accadendo dalla scorsa settimana
in Sardegna: dopo che il Ministro ha annunciato in
una risposta al question time alla Camera che le aste
erano bloccate e che tutto andava per il meglio, sono
decine le terre e le proprietà vendute.
Molti sono, infatti, quelli che sono venuti da noi
nella Sala occupata del Comune di Decimoputzu chiedendo: “ma
come? Le aste non erano bloccate? Perché mi
hanno venduto la casa?”. A tutti abbiamo spiegato
che il blocco interverrà solo con una norma
e non certo per “gentile concessione delle banche”.
Dovrebbero saperlo anche il Ministro e il Presidente
della Regione. Per ricordarglielo riprendiamo la mobilitazione,
che per la verità non si era mai fermata. Mercoledì riprendiamo
lo sciopero della fame e, questa volta, lo faranno
quelli che hanno avuto la terra venduta in questi giorni;
nei giorni in cui, cioè, secondo il Ministro
le aste sarebbero state bloccate.
Intanto ci diamo appuntamento a Roma il 1° Dicembre
alle ore 10 da Piazzale Ostiense per la manifestazione
nazionale cui hanno già aderito i comitati e
le realtà contadine di tutt’Italia.
Altragricoltura
Foro Contadino
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